Rolfing

Mal di schiena, dolori articolari, difficoltà posturali possono impedire un completo benessere della persona ed influire molto sulla qualità della vita. Spesso, inoltre, anni di medicinali e trattamenti chimici non risolvono il problema. Per venire incontro a chi soffre di questi disturbi negli ultimi tempi si sta sviluppando anche in Italia il Rolfing, un metodo terapeutico alternativo alla medicina classica che sfrutta la forza di gravità per ridare armonia alla figura corporea. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.

Cosa è il Rolfing
Il Rolfing è un metodo terapeutico creato nel 1971 negli Stati Uniti dal medico Ida Rolf (da cui la disciplina prende il nome) che capì come, attraverso la manipolazione mirata delle fasce muscolari, si potesse recare sollievo ai dolori ossei e muscolari e ristabilire un equilibrio interno ed esterno per il corpo. In conseguenza della scoperta di questo metodo Ida Rolf fondò il Rolf Institute of Stuctural Integration (abbreviazione RISI). Quest’ultimo diede a sua volta vita al Movimento Rolf, seguito oggi da moltissime persone nel mondo ed al quale si può aderire solo dopo aver appreso le tecniche di base del Rolfing (sia come paziente che come allievo) per ritrovare un equilibrio psicofisico completo e stare meglio con sé stessi.

A cosa serve e chi ne trae beneficio
Questo metodo è rivolto, in generale, a tutti coloro che vogliono migliorare il proprio stato di benessere fisico ed emotivo. Dal momento che ridona elasticità ai tessuti e struttura alle ossa, si rivela un’ottima terapia per chi soffre di mal di schiena, artrosi della cervicale o dell’anca, lordosi, chi assume posture sbagliate o chi semplicemente vuole migliorare i propri movimenti. Questo fa sì che il Rolfing venga scelto non solo da persone comuni che hanno intenzione di lenire i loro fastidi, ma anche da atleti o sportivi che cercano di ridurre lo stress ed aumentare la qualità delle loro prestazioni. Il Rolfing, inoltre, è l’ideale per i bambini e per gli adolescenti, poiché insegna a prendere consapevolezza dei movimenti di tutti i muscoli e della nozione di equilibrio.

Come si pratica
Se si decide di sottoporsi ad un ciclo di Rolfing bisognerà mettere in conto di prendere parte ad almeno dieci sedute. Durante le prime sessioni il Rolfer (l’operatore specializzato in questa discliplina) tiene un colloquio con il paziente per capirne il carattere e le debolezze, poi lo osserva in posizione eretta e mentre cammina per cogliere eventuali mancanze posturali o scorrettezze deambulatorie. Nelle sedute successive il Rolfer farà adagiare il paziente su un lettino e lavorerà con particolari manipolazioni sui muscoli e sulle ossa. Ogni seduta dura circa un’ora, al termine della quale la persona che si è sottoposta alla terapia dovrà esprimere le sensazioni provate. Una volta completato il ciclo dei primi dieci incontri si potrà scegliere di continuare con altre sedute standard o di prendere parte al Rolf Movement.

Il Rolf Movement
E’ questo il cuore pulsante del Rolfing, a cui di solito partecipano ex pazienti entusiasti della terapia manipolatoria oppure sportivi, artisti, attori, e in generale chiunque desideri migliorare la propria percezione motoria e psicofisica. Il Rolf Movement consta infatti di sedute di gruppo o individuali che aiutano a comprendere sé stessi attraverso il movimento. Si lavora dunque sulla coordinazione e su ogni gesto che si compie quotidianamente, dal salire le scale allo stare seduti, dal mangiare al guidare l’auto. In questo modo, grazie all’aiuto dei Rolfer, i partecipanti potranno imparare a stare dritti in maniera naturale, ad assumere posizioni corrette ed a vincere inibizioni e disagi legati anche alle contratture del corpo.

Come si diventa Rolfer
Per diventare Rolfer non ci si improvvisa ma occorre seguire un percorso meticoloso di preparazione e specializzazione verso questa disciplina. In Italia esiste l’Accademia del Rolfing, che fa capo all’Associazione Italiana Rolfing, presso cui chi lo desidera può intraprendere la formazione necessaria. Quest’ultima deve essere svolta in circa tre anni, durante i quali ci si impegna a seguire tre fasi, composte da seminari, lezioni frontali obbligatorie, esercizi e pratica. Questi, poi, i requisiti necessari: avere più di 25 anni, un diploma di scuola superiore, adeguata forza fisica, star bene in salute, aver seguito come paziente le dieci sedute di Rolfing per il ripristino posturale. Bisogna, inoltre, presentare, oltre alla domanda di iscrizione, una tesina di ammissione avente per oggetto un argomento di anatomia umana. Per ulteriori info: www.accademiadelrolfing.it e www.rolfing.it.

Omeopatia

L’Omeopatia è una medicina alternativa, nata nella seconda metà del diciottesimo secolo grazie all’opera del medico tedesco Samuel Hahnemann. L’origine del suo nome, il quale dal greco richiama i termini di ‘simile’ e di ‘sofferenza’ aiutano a comprendere quale sia la natura di questa medicina alternativa, spesso considerata controversa dall’ambiente medico tradizionale. L’omeopatia si basa, infatti, sugli stessi principi che interessano la somministrazione dei vaccini, ovvero sull’introduzione di elementi ‘simili’ alla malattia, ovvero alla’ sofferenza’, con lo scopo di attivare le difese naturali presenti nell’organismo. In termini scientifici, si tratta del famoso e controverso “principio di similitudine del farmaco”, ovvero dalla somministrazione della sostanza che provoca la malattia nel paziente in forma molto diluita. Questa forma, ovvero la quantità di sostanza che viene inoculata al paziente si chiama tecnicamente ‘potenza’. Essa rappresenta la quantità di principio attivo presente nel prodotto e viene indicata nei flaconi dei prodotti omeopatici con la dicitura CH se centesimale o DH se decimale. Ma a cosa si riferisce la diluizione nella pratica dell’omeopatia? Questo dato indica la percentuale di elemento in proporzione ad una base di zucchero, solitamente lattosio e di elemento acquoso, nei quali la sostanza è diluita. Il prodotto omeopatico viene infatti creato in gocce idrosolubili o assume la forma di piccole palline zuccherine, le quali vengono sciolte sotto la lingua per rivelare i principi attivi contenuti al loro interno.

L’omeopatia e la memoria dell’acqua
E’ importante comprendere che l’omeopatia crede e sfrutta il cosiddetto principio della memoria dell’acqua. Si tratta della credenza e della convinzione che le molecole conserverebbero una sorta di memoria delle sostanze con le quali sono entrate in contatto, sebbene esse abbiano avuto modo di trasformarsi o di subire contaminazioni nel tempo e nello spazio. In base a questa credenza, le soluzioni diluite conserverebbero le informazioni del principio attivo e diventerebbero quindi a loro volta veicolo di diffusione di tale principio. Il principio attivo veicolato dall’omeopatia viene prelevato per sintesi dagli elementi naturali o prodotto artificialmente in laboratorio. Questi principi attivi sono riconducibili alla malattia stessa e la volontà dell’omeopatia risiede nel dare vita ad anticorpi e azioni immunitarie pronti a sconfiggere e debellare le patologie causate dal principio attivo ‘reale’. Un esempio semplice della pratica omeopatica risiede nella cura dell’emicrania. Per curare questa patologia vengono impiegati diversi principi attivi, tra i quali la Belladonna. La Belladonna è una pianta molto velenosa, considerata mortale se assunta in quantità eccessive. Diluendo in acqua e in contenuto zuccherino il principio attivo della Belladonna, l’omeopatia inizia a far conoscere all’organismo il suo ‘nemico’, allo scopo di dare vita ad una battaglia interna che porterà alla vittoria sull’emicrania stessa. Anche se colorita e molto semplificata, questa spiegazione può aiutare la comprensione dell’omeopatia e delle metodologie con le quali essa opera per sconfiggere le patologie e le malattie che affliggono l’essere umano.

Omeopatia: a chi è dedicata
L’omeopatia è una medicina alternativa che si promette di curare molte patologie e malattie in modo dolce, sfruttando principi completamente diversi rispetto alla medicina tradizionale. Questo punto fa risaltare il grande divario che esiste tra le due discipline, in quanto la medicina tradizionale cura i sintomi della malattia, mentre l’omeopatia inocula la malattia stessa per far sì che l’organismo la combatta da solo. Se l’antidolorifico prescritto dalla medicina tradizionale non promette di guarire in via definitiva l’emicrania, l’omeopatia si pone come scopo quello di combattere la radice del problema e quindi di sconfiggerlo in via definitiva. Ovviamente cambiano i tempi di cura e di percezione. Se i medicinali tradizionali assicurano la sparizione del dolore in tempi brevi, l’omeopatia e le medicine alternative prevedono un cammino lento e misurato per vederne riconosciuto l’effetto. Si tratta di due mondi completamente diversi, forse complementari e forse in grado di supplire l’uno nei confronti dell’altro. L’omeopatia è dedicata quindi a tutti gli esseri umani, in quanto è una pratica dolce e priva di effetti collaterali. Per questo motivo viene preferita nella cura delle patologie che affliggono i bambini e le persone anziane, soggetti notoriamente più fragili e sensibili.

Omeopatia: come diventare operatori
L’omeopatia non viene considerata una medicina a tutti gli effetti dall’organizzazione Mondiale della Sanità. Il dibattito sull’argomento è molto spinoso e merita di essere analizzato secondo la propria coscienza nella massima libertà di pensiero. Chi desidera curarsi seguendo i dettami dell’omeopatia può rivolgersi a strutture sanitarie pubbliche e private, contando su un sistema di distribuzione dei farmaci omeopatici molto capillare. Quasi tutte le farmacie presentano un reparto omeopatico e sempre più professionisti sono pronti a prescrivere medicinali omeopatici come coadiuvanti alla guarigione. Al contempo, chi desidera diventare un omeopata può seguire un corso di laurea in medicina e in farmacia, per poi procedere con specializzazioni sull’argomento. La profonda e completa conoscenza della chimica e della medicina sono infatti indispensabili per divenire operatori dell’omeopatia. Una volta conclusi gli studi, gli operatori possono dedicarsi all’approfondimento e alla ricerca della materia, oppure esercitare la professione dell’omeopata in cliniche e in centri privati del paese.

Alimentazione Vegetariana

L’Alimentazione Vegetariana è una scelta praticata da milioni di persone nel mondo. Si tratta di uno stile alimentare il quale abolisce il consumo di animali, a favore di una dita a base vegetale e che contempla la presenza delle uova, del latte e dei suoi derivati. In altri termini, l’alimentazione vegetariana si basa sul consumo di ogni elemento presente in natura e regalato dagli animali, ma vieta la presenza di carne e di pesce, in quanto organismo vivi.

L’alimentazione vegetariana, storia e diffusione
Sebbene la pratica del vegetarianismo abbia riscontri piuttosto moderni nell’occidente, in Asia viene praticata da millenni, in quanto associata a movimenti religiosi quali l’induismo, il buddismo e il giainismo. Può stupire conoscere che nell’antica Grecia il vegetarianismo veniva praticato in modo massivo, come pratica legata a determinati culti religiosi. Testimonianze legate all’alimentazione vegetariana sono presenti in testi di Pitagora, grande sostenitore dell’alimentazione vegetariana, Plutarco e Seneca. In epoca moderna, la culla dell’alimentazione vegetariana è sicuramente l’Inghilterra. Storica è, infatti, la presa di posizione del cappellaio Roger Crab, che nella prima metà del seicento aizzò la folla contro il consumo della carne, per rispetto alla natura e per i costi che essa presentava nel mercato. Se il ‘700 vede l’uscita di molti pamphlet autorevoli sull’argomento è l’800 il secolo in cui il vegetarianismo affonda le sue radici più profonde. Nella prima metà dell’ottocento nasce, infatti, la Vegetarian Society, la quale si svilupperà a livello mondiale con la nascita dell’International Vegetarian Union. I secoli avvenire sono sintomatici di una diffusione dell’alimentazione vegetariana su scala globale, dove la scelta di alimentarsi secondo il regno vegetale convince sempre più persone ad abbracciare questa filosofia e a portare avanti questo tipo di dieta.

L’alimentazione vegetariana e i suoi principi
L’alimentazione vegetariana si divide in tanti movimenti, diversificati soprattutto in base alla scelta di mangiare o meno le uova, il latte e i prodotti ittici. Il vegetarianismo può inoltre sfociare nel veganesimo, quando non ammette il consumo di alimenti di origine animale e quindi non include nella dieta le uova e il latte. Di base, l’alimentazione vegetariana ammette questi alimenti e si’ procura’ i nutrienti principalmente dal regno vegetale. Le proteine dell’alimentazione vegetariana vengono ricercate nei legumi, nelle uova e dai derivati del latte quali il formaggio e lo yogurt. Le vitamine e i sali minerali provengono naturalmente dalla frutta e dalla verdura e i carboidrati dal consumo di cereali in chicco. A questa ricerca comune, l’alimentazione vegetariana associa l’uso di alimenti quali la soia, notoriamente proteica, di alghe come fonti di sali minerali e di prodotti di origine asiatica come condimenti, quali le prugne umeboshi e la salsa di soia. L’alimentazione vegetariana non presenta i limiti propri del veganesimo, pratica dove ogni prodotto derivato dagli animali viene bandito, del crudismo e del fruttismo, che sono considerate tipologie di alimentazione estreme. Per questa ragione, l’alimentazione vegetariana viene considerata come positiva, nel caso in cui il soggetto che la pratica possa godere di un buon stato di salute e non presenti scompensi sanabili con la sola introduzione di sostanze di origine vegetale.

L’alimentazione vegetariana: principi ed etica
Il principio che muove l’alimentazione vegetariana si basa sulla volontà di rispettare il regno animale, non cibandosi di esso, ma sfruttando solo i prodotti che ne derivano, quali uova, latte e quindi derivati. Questo aspetto può essere considerato la base del vegetarianismo, in quanto ad esso si associano dei principi e delle credenze di natura etica e sociale. La crudeltà dell’allevamento massivo del bestiame ha condotto molte persone a battersi contro questa attività, bandendo il consumo di alimenti animali e quindi non alimentando questo mercato. La stessa regola si applica nello sfruttamento di un’agricoltura massiva e poco rispettosa della natura. Spesso, chi pratica un’alimentazione vegetariana ricerca prodotti di origine biologica, quindi creati seguendo dettami più rispettosi dell’ecosistema e privi dell’uso di veleni nocivi all’ambiente, quali pesticidi e concimi. Nella stessa ottica, chi pratica un’alimentazione vegetariana non ammette l’uso di OGM, Organismi geneticamente Modificati, in quanto colpevoli di non rispettare il naturale ciclo vitale e favore di un arricchimento dei coltivatori. L’alimentazione vegetariana rivela quindi un’anima ‘green’ molto sentita, nella quale si scopre un grande rispetto dell’ecosistema. La volontà di non uccidere alcun organismo vivente allo scopo di alimentarsi parte dal principio che il regno vegetale offra già alle persone tutto ciò di cui necessitano per vivere. A questa volontà si associa la convinzione che, evitando di cibarsi di animali, l’inquinamento atmosferico possa diminuire e in questo modo, possano migliorare le condizioni di vita degli esseri umani. L’alimentazione vegetariana deve infine essere considerata come una dieta leggera, gustosa e ricca di alternative. Secondo il parere dei medici e, in particolare degli specialisti oncologi, il suo mantenimento può portare ad una diminuzione delle patologie tumorali, nonché aiutare l’organismo a mantenersi forte e sano. Il merito va ricercato innanzitutto nel grande apporto di sali minerali e di vitamine che l’alimentazione vegetariana prevede, nonché nella ricerca delle proteine vegetali, notoriamente più leggere ed assimilabili rispetto alle proteine di origine animale.

Operare nell’alimentazione vegetariana
Seguire un’alimentazione vegetariana non è complicato in quanto, oltre ai canali tradizionali di commercio, si possono reperire prodotti più particolari nei negozi specializzati in questa alimentazione. Operare nell’alimentazione vegetariana come professionisti del settore implica una buona conoscenza delle dietologia. Chi crede fermamente in questa pratica e vuole specializzarsi può quindi ottenere una laurea in medicina e una specializzazione in dietologia, applicando poi gli studi sia nelle strutture pubbliche che private. Al contempo, la letteratura sull’argomento è molto estesa per cui, chi desidera approfondire l’argomento può contare su molte forme di informazione di sicuro interesse. Praticare l’alimentazione vegetariana con coscienza può portare ad ottenere benefici sia a livello fisico che psico- emozionale, in quanto la convinzione di essere ‘sulla via giusta’ conduce le persone ad amare lo stile di vita che si sta portando avanti, giungendo d uno stato di benessere esteso e caratterizzato dalla felicità.

Oligoterapia

L’organismo umano presenta al suo interno un contenuto di elementi chiamati sali minerali. Essi si dividono in macroelementi, ovvero in una famiglia di sostanze presenti in quantità considerevole e in oligoelementi, ovvero in sostanze che sono presenti in tracce nell’organismo umano. L’Oligoterapia è una disciplina olistica che si prefigge lo scopo di curare disturbi e patologie mediante la somministrazione degli oligoelementi in modo bilanciato e mirato all’equilibrio delle sostanze stesse.
Fondatore dell’oligoterapia fu il medico francese Jacques Menétriér il quale, negli anni trenta, individuò i cosiddetti “quattro terreni organici” associati agli oligoelementi. Questi terreni organici, chiamati diatesi, vengono tuttora considerati dei veri e propri stati, nei quali l’organismo del paziente verte quando si trova in condizione di mancanza degli oligolementi stessi.

Ma perché gli oligoelementi sono considerati così fondamentali in questa terapia?
Innanzitutto perché da essi deriva l’equilibrio fisico, mentale e d emozionale dell’individuo. Gli oligoelementi sono fondamentali nella creazione e nel mantenimento dei tessuti e degli organi e fungono da coenzimi nella reazione chimica dei processi interni. La loro mancanza o la loro carenza da vita a stati di malessere e a squilibri che devono essere sanati per permettere alla macchina umana di ricominciare a ‘funzionare’ alla perfezione.

Menétriér e le sue quattro diatesi
Il medico Menétriér individuò sulla base di studi profondi quattro stati sintomatici della carenza di oligoelementi all’interno dell’organismo.

  • Il primo stato, o la prima diatesi si chiama allergica o artritica ed è collegata all’elemento manganese. Le sue manifestazioni sono legate a stati di iperattività, aggressività, ipertiroidismo, emicranie e a situazioni di mancato rilassamento ad ogni livello, sia fisico che psico-emozionale.
  • La seconda diatesi si chiama ipostenica ed è associata alla combinazione di manganese e di rame. Essa si manifesta, al contrario della prima diatesi, con eccessiva calma, apatia, scarso interesse per la vita e situazioni fisiche di ipotiroidismo e infezioni ghiandolari.
  • La terza diatesi individuata dal medico francese si chiama distonica o neuro artritica e interessa gli elementi del manganese cobalto. Questa diatesi interessa soprattutto le persone in età adulta, dai quarant’anni in su e sporadici casi di giovani manifestanti ansia, nervosismo acuto e irritabilità. Le manifestazioni di questo stato sono collegate a disturbi del sonno e a patologie legate alle ulcere, alle gotte e alle infiammazioni generali.
  • La quarta e ultima diatesi si chiama anergica ed è legata al rame oro argento. Questo stato si manifesta con totale mancanza di energie, indifferenza, apatia, e mancanza di interesse ad ogni stimolo vitale.

Alle diatesi Menétriér associa la cosiddetta Sindrome da Disadattamento Ghiandolare. Questo sindrome interessa il mal funzionamento dell’asse ipofico-gonadico e si manifesta con sintomi che interessano soprattutto il corpo femminile. Nel particolare, questa sindrome porta a dolori mestruali molto intensi, a ritardi nello sviluppo e a problemi legati alla sfera sessuale. Nell’oligoterapia essa deve essere curata con somministrazioni di zinco e di rame.

Come si pratica l’oligoterapia
Chi abbraccia l’oligoterapia agisce mediante studi profondi sui sintomi dei pazienti e li associa alla carenza o alla totale mancanza di certi oligoelementi nell’organismo umano. La somministrazione delle sostanze viene effettuata attraverso delle fiale di liquido che devono essere mantenute in bocca per un certo periodo di tempo, per poi essere sputate o preferibilmente inghiottite. Il processo di assunzione avviene attraverso l’assorbimento delle mucose e, per questo motivo, viene richiesto al paziente di mantenere inalterata questa sezione del corpo nel periodo precedente alla cura, evitando quindi di bere, di mangiare, di lavarsi i denti e di fumare. Questi composti oligoterapici sfruttano il principio di funzionamento dell’omeopatia. In altri termini, la somministrazione di alcune molecole della sostanza individuata come carente va ad agire sull’organismo come una sorta di “messaggio”, che chiede al corpo di riattivare le funzioni e di riportarle alla normalità.

Come diventare operatori olistici
L’oligoterapia viene attualmente considerata una disciplina olistica. Alcune strutture mediche convenzionate propongono in Italia di godere dei benefici di questa pratica, ma la maggior parte delle associazioni e dei centri che praticano l’oligoterapia sono di natura privata. Per diventare operatori è ideale ottenere una laurea in discipline mediche o in biologia, per poi dare vita ad un percorso di studi specializzato in questo settore. Chi desidera diventare operatore può frequentare le scuole presenti in Italia, quali ad esempio la Scuola Italiana di Medicina Olistica o l’Istituto di Medicina Naturale di Urbino. Nel particolare, l’oligoterapia è una disciplina molto studiata in Francia e negli Stati Uniti. Una formazione in questi stati può essere considerata come valida da chi desidera divenire operatore professionale, alla luce di introdurre in Italia tecniche innovative e non ancora conosciute. Alla base dell’oligoterapia risiedono in ogni caso la biologia e la chimica, materie che devono essere conosciute alla perfezione dagli operatori. L’oligoterapia è una disciplina speciale, la quale sfrutta lo studio profondo e distaccato dei sintomi per giungere ad un livello altissimo di somministrazione degli oligoelementi. La sua conoscenza può realmente permetter ai soggetti di raggiungere un equilibrio fisico, mentale d emozionale positivi, in quanto la sua natura si basa sulla volontà di sanare le carenze presenti nell’organismo e quindi di offrire uno stato di benessere equilibrato che parte dall’interno del corpo umano.

Arte Terapia

Con il termine “Arte Terapia” si intende un universo molto ampio e variegato, dove l’arte e le discipline ad essa affini diventano il veicolo di cura e di guarigione per particolari problematiche legate all’essere umano. L’arte terapia scavalca i confini dell’elemento artistico puramente legati all’estetica e acquista un valore nuovo, votato a dare vita ad un percorso di origine terapeutica. Si tratta di un insieme di tecniche e di metodologie applicate alla creazione di opere artistiche visuali, le quali abbracciano la pittura, la fotografia, la scultura e che sfociano nella pratica di discipline quali la danza, la musica, il teatro, il cinema e la narrazione di componimenti letterari.
Non c’è limite alla metodologia dell’arte terapia, in quanto il suo scopo è quello di iniziare le persone ad una crescita del sé e ad uno sviluppo della sfera emotiva. A tal fine, l’arte terapia abbraccia discipline dalla natura diversa ed eterogenea, perché ogni soggetto possa incontrare il mezzo più affine alla sua personalità nel raggiungimento dello scopo terapeutico.

Arte terapia: le origini e la pratica
L’arte terapia nasce ufficialmente con l’operato di Edith Kramer, un’artista che negli anni ’30 iniziò a comprendere il potenziale curativo dell’arte e quindi a praticarlo con scopi curativi su pazienti afflitti da disturbi comportamentali. “Sostegno dell’Io” ed “Espressione del Sé” sono le chiavi dell’arte terapia, perché questa disciplina possiede una funzione ambivalente. Se, da un lato, la volontà di sviluppare la propria persona è la base per una crescita di natura personale, la seconda natura dell’arte terapia risiede nella volontà di aggregare l’individuo nella società in modo positivo, sconfiggendo le barriere psico-emozionale che si pongono come blocchi.
Presupposto fondamentale dell’arte terapia è la totale mancanza di giudizio. Nella pratica di questa disciplina non importano i risultati tangibili intesi come creazioni di opere d’arte ‘belle’ o ‘interessanti’, ma tutto si collega alla pura realizzazione di tali opere, senza validare il significato o il valore artistico delle stesse. Certamente la fattura di un’opera creata mediante l’arte terapia diventa simbolica della psiche e dello stato emozionale del paziente. Del resto, così avviene per l’arte in generale, la quale manifesta certi sentimenti e certe visioni della realtà che gli artisti vogliono comunicare all’universo. Nell’arte terapia il concetto si capovolge e la creazione dell’opera diventa il fulcro di tutto, il momento liberatorio durante il quale il soggetto attua il suo cammino di crescita personale e sociale nel mondo. L’impulso creativo appartiene all’essere umano e l’arte terapia si prefigge come scopo primario di incanalare questo aspetto nella via più giusta e positiva. A tal fine, vengono impiegate tecniche differenti e vengono coinvolte parti del corpo diverse. La scoperta delle mani, dei piedi e del corpo intero applicate a pratiche quali la danza o la musica, aiutano il corpo a svilupparsi verso una dimensione sociale e personale completa. Intuire che si può dar vita ad opere d’arte contando sulle proprie forze instaura nel soggetto un senso di soddisfazione votato al benessere, il quale è sottolineato dalla felicità che nasce quando si iniziano a scavalcare barriere sociali legate al disadattamento e alle difficoltà nelle relazioni comuni. Questo tratto è visibile soprattutto nelle opere di arte terapia legate al teatro, alla musica e alla danza. In questi casi, il corpo inizia a collaborare alla terapia, dando vita a manifestazioni che lo interessano nella sua globalità e sfociando in risultati positivi che coinvolgono lo stato psico-emozionale del soggetto.

Arte terapia: dove praticarla e come diventare operatori
L’arte terapia è dedicata a tutti gli esseri umani, senza barriere di fisicità, di età o di appartenenza sociale. L’arte terapia è dedicata anche i bambini, dove molti sono i percorsi legati alla crescita, sia in condizione di normalità che in casi legati alla correzione di particolari disturbi fisici, psicologici ed emozionali. In Italia molte sono le associazioni che propongono percorsi di arte terapia. Alcuni sono prettamente legati alle strutture medico sanitarie, mentre altre nascono spontanee per aiutare i cittadini ad iniziare questa tipologia di percorsi in totale autonomia. Diverse ed eclettiche sono anche le proposte legate all’arte terapia, le quali come abbiamo visto abbracciano molte discipline dalla natura variegata. Il percorso per diventare operatori dell’arte terapia è diversificato, in base alla volontà e alla possibilità delle persone che vogliono intraprendere questo mestiere. In Italia, esiste una legislatura che norma le arti terapie. Si tratta del decreto numero 4 del 14 gennaio 2013, una legge che determina le sfumature giuridiche della professione e che spiega il percorso formativo collegato alla professione. Il paese presenta un’associazione di categoria, ARTEDO, ovvero il ” Polo Mediterraneo delle Arti Terapie e delle Discipline Olistiche”. Si tratta di un’associazione fondata nel 2006, la quale mira a diffondere il protocollo discentes, ovvero una metodologia di operazione comune all’arte terapia e di dare vita a registri professionali dove si iscrivono gli operatori specializzati. L’arte terapia abbraccia molte discipline dalla natura diverse e, per questo motivo, gli operatori arrivano da scenari di formazione eterogenei. La specializzazione può essere attuata in una delle scuole affiliate al progetto, quali gli istituiti di arte terapie e di scienze creative dislocati in tutto il paese e associati alla struttura Confartigianato. Il percorso accademico prevede invece corsi legati alle arti terapie come specializzazioni del percorso di studi, i quali sono spendibili sia a livello privato che in applicazione ad una carriera professionale all’interno delle strutture ospedaliere.

Watsu

Nel 1980, dopo avere intrapreso un lungo viaggio in Giappone, Harold Dull tornò in California, con l’intenzione di diffondere l’arte dello Zen Shiatsu imparata nel paese del Sol Levante. Ma la California di Dull presentava dei luoghi naturali molto speciali, le cosiddette “Eatawyomi”, ovvero le acque considerate sacre e madri dai nativi americani. Si trattava delle fonti di acqua calda adiacenti al lago Mivok, nella località Harbin Hot Springs. Forte degli insegnamenti ricevuti in Giappone, Harold Dull volle coniugare la forza dello shiatsu con il beneficio dell’acqua calda a sua disposizione e quindi accoppiò le due anime dando vita ad una disciplina tutt’oggi praticata in tutto il mondo. Stiamo parlando dello Watsu, o Water Shiatsu, la pratica dello shiatzu svolta in acqua calda. Come sappiamo, l’acqua offre sostegno e avvolge che si immerge in un universo fatto di sicurezza e di benessere. Il watsu sfrutta le potenzialità offerte dal galleggiamento per dare vita ad un rapporto simbiotico tra operatore e paziente. Il watsu arrivò in Italia solamente alcuni anni più tardi, nel 1988, quando Dull incontrò il medico Roberto Fraioli in un convegno sulla maternità a Montecarlo. Fraioli fu uno dei primi sostenitori del parto in acqua e della cosiddetta “umanizzazione della nascita”. Fraioli invitò quindi Harold Dull a tenere delle conferenze in Italia, dedicate soprattutto ad operatori del parto quali ostetriche, medici, infermieri. Il watsu trovò quindi la sua prima applicazione in Italia come specializzazione della tecnica del parto. Solo nel 2000 un gruppo di persone educate al watsu diede vita al Watsu Italia, un centro formativo e di scambio in continua evoluzione, riconosciuto come ufficiale dalla casa madre statunitense.

Il watsu: arte, poesia e scoperta del sé
Il watsu oltrepassa i confini del rapporto tra operatore e paziente, diventando parte di un rapporto profondo di scoperta del corpo e delle proprie potenzialità. Non a caso, la terminologia parla di ‘dare’ il watsu e di ‘ricevere’ il watsu perché, nella realtà’, questa pratica da vita ad un rapporto profondo e ricco di sfumature personali. Il dare e il ricevere hanno luogo nel caldo abbraccio dell’acqua, elemento che accoglie operatore e paziente e conduce entrambi in uno stato di profondo benessere. Watsu è meditazione, in quanto l’abbraccio dell’acqua porta il paziente e l’operatore ad immergersi in una dimensione parallela, dove la mente è libera di dimenticare i pensieri e di ritrovare uno stato di comunione con gli elementi naturali. Watsu è ricerca del benessere fisico, ma la sua pratica è lontana anni luce da una mera manipolazione fisica a scopi terapeutici. L’operatore, formato in modo lungo e profondo, accoglie il paziente tra le sue braccia e lo inizia a movimenti che sembrano derivare da una coreografia di danza. Mentre l’operatore si immerge fino alle spalle nell’acqua, il paziente galleggia tenendo le orecchie sotto acqua, ma senza abbassare il capo, evitando quindi apnee o immersioni di sorta. Il watsu prevede movimenti dolci, abbinati ad oscillazioni e manipolazioni che chi ‘da’ il watsu opera nei confronti di chi lo ‘riceve’. Il tutto avviene nel rispetto massimo del corpo ed è votato ad instaurare una sensazione di benessere assoluto nel paziente. Gli scopi curativi sono quindi dedicati alla scoperta del sé, all’armonizzazione tra corpo e mente e al raggiungimento di uno stato emozionale sereno e rilassato. Tutto questo è il watsu, una pratica moderna ma che attinge le sue movenze e il suo ambiente dall’ancestralità della natura.

Il watsu: a chi è dedicato
Nei primi anni della sua diffusione in Italia, il watsu ha ricoperto una funzione puramente legata al parto in acqua. Dopo più di trent’anni dalla sua diffusione, il watsu viene praticato e dedicato alle gestanti, nell’ottica di un percorso di ricerca del benessere. Per rendere ancor più profonda l’esperienza, il watsu viene praticato dal partner assieme all’operatore. In questo modo il rapporto familiare acquista un tratto simbiotico e si rafforzano i legami tra i genitori e il nascituro. Il watsu viene praticato a fior d’acqua. Per questo motivo la disciplina è consigliata a tutte le persone che si approcciano all’acqua per la prima volta e a tutti i soggetti che hanno subito traumi legati all’elemento acquatico. Grazie alla dolcezza e alla metodologia intelligente, le persone possono riacquistare fiducia e iniziare un percorso di vittoria sulle paure legate all’acqua e alla sua profondità. Ma il watsu è, prima di ogni cosa, una disciplina che mira a donare serenità ai soggetti che lo ‘ricevono’. Per questa ragione, la disciplina è consigliata alle persone che presentano stati emozionali disturbati, che hanno bisogno di recuperare uno stato mentale sereno e che necessitano di disintossicarsi dalle situazioni stressanti. Il watsu è dedicato agli adulti, ma spesso viene praticatoi sui bambini, in accompagnamento a percorsi legati all’acquaticità.

Il watsu: come diventare operatori
Il watsu è una disciplina a marchio registrato. La sua pratica viene imparata dopo intensi corsi, svolti da personale autorizzato dall’Associazione Watsu Italia. La penisola è costellata di centri dove è possibile formarsi per diventare operatori professionali e, in un secondo momento, insegnanti. Le piscine che accolgono la pratica del watsu devono possedere particolari requisiti, primo su tutti la temperatura dell’acqua a 35°, ovvero simile alla temperatura del corpo umano. Ai corsi svolti nelle sedi, si associano tanti eventi, di respiro nazionale ed internazionale, dove li operatori possono raffinare la loro tecnica e confrontarsi con metodologie sviluppate in tutti i paesi del mondo.

Ayurveda

L’Ayurveda (da ayur, longevità e veda, conoscenza rivelata) è una medicina nata in India secoli e secoli fa e ancora oggi utilizzata lì più della medicina tradizionale. E’ un sistema medico naturale di prevenzione e cura che permette di preservare la salute di corpo e mente e di vivere più a lungo, occupandosi del benessere nel senso più complessivo: benessere fisico, psichico e spirituale sono secondo l’Ayurveda correlati e dipendenti l’uno dall’altro e vanno dunque trattati contemporaneamente.

Citata per la prima volta nel Charaka Samhita, un trattato di medicina scritto durante il regno dell’imperatore Kanishka (II secolo d.C.), l’Ayurveda utilizza come principi attivi prevalentemente minerali, erbe, metalli e acidi fulvici. Prevalentemente, però, le cure ayurvediche sono di natura fitoterapica.

Secondo gli storici, l’Ayurveda sarebbe stato messo per iscritto a partire dal 450 a.C., ma sicuramente deve essere stato tramandato oralmente per secoli prima di questo momento. La scienza medica ayurvedica, dunque, ha tradizione millenaria.

Secondo l’ayurveda, il corpo possiede tre tipi energie vitali, dette dosha, in proporzioni diverse. Il loro equilibrio o squilibrio determina lo stato di salute della persona. Ogni dosha è costituito da due dei cinque elementi: etere, aria, fuoco, acqua e terra, ognuno con determinate qualità.

  • Il primo dosha è il Vata ed è composto da spazio e aria: è legato a tutto ciò che nel corpo è in movimento, come il sistema respiratorio, il sistema nervoso e la circolazione sanguigna. Le sue qualità sono la freddezza, la secchezza, la leggerezza, la variabilità, la ruvidità. Fisicamente i vata sono minuti ed esili e fanno fatica a prendere peso. Hanno tratti irregolari, pelle secca e unghie fragili. Mentalmente sono vivaci, gioiosi ma anche ansiosi e paurosi. Fondamentale nei soggetti Vata sarà il riposo e la pratica dello yoga e della meditazione.
  • Il secondo dosha è il Pitta, composto da fuoco e acqua: legato a ciò che nel corpo si trasforma, nella digestione fisica e nell’elaborazione delle emozioni. Le sue qualità principali sono la mobilità, la morbidezza, la fluidità, il calore e l’untuosità. I soggetti Pitta hanno una struttura fisica media e sviluppo muscolare, altezza e corporatura equilibrati. La loro pelle è solitamente chiara, morbida e calda. I capelli sono chiari e frequentemente rossi. Il soggetto Pitta ha spesso caldo ed ama dunque le temperature fredde.
  • L’ultimo dosha è il Kapha, composto da acqua e terra: è legato all’idea della coesione e del tenere unito e ai fluidi corporei che sostengono il fisico. Le sue qualità prevalenti sono l’opacità, la pesantezza, l’umidità, la freddezza e la levigatezza. Il soggetto Kapha ha un carattere calmo, affettuoso e forte ma quando si trova in una situazione di squilibrio, queste qualità si trasformano in possessività, apatia, pigrizia e tendenza ad ingrassare. La struttura fisica del Kapha è forte e pesante, il carattere è leale, gentile e calmo.

L’equilibrio nei dosha è fondamentale: le situazioni di squilibrio, infatti, provocano una serie di problemi fisici e di disfunzioni che vanno curati riportando il corpo ad una situazione di equilibrio. Per farlo, l’ayurveda prevede l’assunzione di rimedi a base di erbe e minerali, l’applicazione di massaggi con oli medicati, di bagni di oli shirodhara e di trattamenti con polveri d’erbe ed esercizi fisici come le posizioni asana e gli esercizi di respirazione pranayama caratteristici dello yoga. Non viene considerata meno importante, infine, l’alimentazione che deve aiutare a riportare l’equilibrio attraverso l’assunzione di alcuni alimenti e l’astensione da altri.

Il massaggio ayurvedico è molto diverso dal massaggio occidentale che ha come scopo tonificare e drenare il corpo: il suo effetto, infatti, va ben oltre, per arrivare ad influire sull’integrità e la spiritualità. Partendo dal riconoscimento del dosha in squilibrio nel soggetto, si pratica un lunghissimo massaggio specifico con oli medicati, erbe e spezie che ha effetti terapeutici anche sugli organi interni.

Uno dei più famosi massaggi ayurvedici è lo Shirodara, che permette di combattere e sciogliere le tensioni quotidiane con straordinaria efficacia. Secondo la tradizione, in origine veniva praticato ai novizi nei monasteri indiani per far provare loro uno stato di beatitudine. Sulla fronte viene fatto colare un flusso di olio tiepido medicato, che avvolge la testa donando incredibile calma e rilassatezza.

Un altro tipo di massaggio meno conosciuto è l’Udvartana, che riequilibra in particolare il dosha Kapha, aumentando le difese immunitarie, aiutando la diminuzione del tessuto adiposo e stabilizzando gli organi interni. Nell’Udvartana la pelle del corpo viene sfregata energicamente con polveri d’erbe come lo zenzero e la curcuma, che vengono in precedenza riscaldate per favorirne l’effetto benefico.

L’Ayurveda si propone dunque come una medicina totale che si prende cura dell’individuo nella sua completezza, favorendo non solo la sua guarigione ma anche il suo benessere psichico. Attualmente, però, l’Ayurveda è inserita dall’Unione Europea tra le medicine non convenzionali, somministrabile solo da operatori qualificati.

In Europa esistono alcuni centri qualificati che organizzano corsi per diventare medici ayurvedici, primo fra tutti quello olandese di Vlodrop: la Maharishi Vedic University. Famosi sono anche il centro di Bournemouth, in Inghilterra e il Medical Centre di Londra. In Italia, purtroppo, non esiste ancora un’ufficializzazione dell’Ayurveda da parte dello Stato, anche se alcune regioni stanno provando a proporre iniziative a carattere locale. Nonostante questo, esiste una moltitudine di associazioni, centri e scuole ayurvedici che propongono corsi di formazione e seminari. E’ importante ricordare, comunque, che per diventare medico ayurvedico è necessario prendere prima una laura in medicina e poi un diploma in medicina ayurvedica che si può conseguire seguendo un corso quadriennale in Inghilterra o in India.