Musicoterapia

Fin dall’antichità il potere terapeutico della musica è riconosciuto da tutti i popoli: dagli antichi Greci agli Egizi, dai mongoli ai Maya, non c’è civiltà che non abbia elaborato una teoria dei suoni e studiato alcune pratiche, capaci di stimolare il benessere della persona nella sua interezza, coinvolgendo la triade anima-mente-spirito, che forma l’individuo. In età più recente la Musicoterapia si è evoluta a vera e propria scienza, sostenuta anche dagli studi di importanti terapeutici che hanno evidenziato come la percezione soggettiva dei suoni possa suscitare particolari emozioni in ogni differente ascoltatore, andando a stimolare precise aree del cervello depositarie di memorie talvolta inconsce. Sempre più di frequente è quindi possibile trovare proposta la musicoterapia in ambito propriamente sanitario o pediatrico, al fine di aiutare i bambini a potenziare le loro abilità innate ed i pazienti a beneficiare delle cure proposte; può quindi essere utilizzata in campo psicoterapeutico per aiutare le persone a ritrovare una corretta armonia psico-fisica, andando a compensare eventuali disequilibri.

Elementi base di musicoterapia
La musicologa e psicologa Kate Heiner fu uno dei promotori di un approccio scientifico alla musicoterapia, mirato ad individuare gli elementi essenziali utilizzati dal cervello per elaborare una risposta di tipo emozionale rispetto ad una musica percepita. La studiosa dimostrò che la musica agisce sull’animo umano principalmente in virtù di due sue componenti: la tonalità, maggiore o minore (il modo), e la velocità di esecuzione, lenta o veloce (il tempo). In base alle differenti combinazioni di questi due aspetti saremo indotti a recepire in maniera distinta una particolare musica, ricavandone uno spettro emozionale universale, all’interno del quale la precisazione di una particolare sensazione dipenderà dal nostro retaggio affettivo e culturale.
Nello specifico:

  • la combinazione Modo maggiore/Tempo veloce si lega ad emozioni di euforia, esaltazione
  • la combinazione Modo maggiore/Tempo lento sa far nascere in chi l’ascolta un particolare senso di equilibrio e serenità
  • la combinazione Modo minore/Tempo veloce induce negli ascoltatori sensazioni di paura, angoscia
  • infine la combinazione Modo minore/Tempo lento genera pensieri malinconici e particolarmente tristi

Altri esperimenti hanno dimostrato che queste risposte emotive sono condivise tra tutti gli individui, indipendentemente dalla loro cultura, dall’età o dalla loro storia personale. Proprio grazie all’universalità linguistica del linguaggio musicale è possibile impiegare con successo la musica per curare alcuni problemi specifici di un individuo.

La Musicoterapia: cosa cura
La Musicoterapia considera l’individuo come un essere armonico, in cui il corpo e lo spirito sono profondamente connessi e dipendenti l’uno dall’altro: situazioni di disagio emotivo hanno delle precise ripercussioni sullo stato di salute generale dell’individuo, così come particolari malattie dei diversi apparati deputati all’esplicazione delle nostre necessità fisiologiche possono causare situazioni di disagio psicologico, nervosismo, talvolta persino depressione. Senza pretendere di sostituirsi alle tradizionali cure mediche, comunque indispensabili per risolvere eventuali infezioni o patologie in atto, la musicoterapia si propone di creare le condizioni armoniche migliori, affinché le eventuali medicine, che si sta assumendo, possano conseguire gli effetti desiderati, nonché per aiutare il soggetto a scaricare ansie e stress emotivi, dai quali potrebbero ingenerarsi nuove malattie. Grazie al potere riequilibrante dell’arte dei suoni è possibile dunque accordare il nostro essere e accedere ad una condizione armonica, in grado di tutelarci da futuri malanni: liberando lo spirito dallo stress e dall’abbattimento morale, che ci hanno invasi in seguito ad un particolare dolore, ad un evento traumatico o per problemi in ambito lavorativo o famigliare, eviteremo che il nostro corpo si sovraccarichi, fino ad ammalarsi, e impareremo a godere delle gioie, che ogni giorno la vita ci riserva.

In ambito strettamente clinico, la musicoterapia sta riscuotendo dei risultati sorprendenti se impiegata a confronto con malati di Alzheimer o bambini sofferenti di autismo, e ricopre un ruolo di fondamentale importanza per chi soffre di esaurimento o depressione. Tuttavia possono trarre degli incredibili e duraturi benefici dalla sua pratica anche persone, che non presentino patologie gravi, ma che vivano una situazione di stress, che si sentano sovraccaricate d’impegni o incapaci di relazionarsi ad altri e di conseguire una vita sociale soddisfacente. Può, infine, essere praticata da tutti coloro che desiderino riscoprire dei ritmi più rallentati nel proprio frenetico vivere quotidiano, imparando ad entrare in comunicazione con se stessi e assaporare nella loro pienezza le tante emozioni di ogni giorno.

Come ci si cura con la Musicoterapia
Per riuscire efficace, la terapia dei suoni non si limita alla ricezione passiva di una musica, ma ci chiede un impegno “propositivo”, che testimoni la nostra volontà di liberarci dallo stress e dalle sensazioni negative, che ci pervadono, e di tornare quindi a stare bene: è importante che impariamo a farci noi stessi strumento di propagazione della musica, intonando ad alta voce una canzone, battendo i piedi o le mani a ritmo, suonando uno strumento improvvisato, insomma qualsiasi cosa ci permetta di esternare le emozioni, che per troppo tempo abbiamo lasciato regnare nel nostro cuore, di “cacciarle fuori” per far spazio a sentimenti positivi e rigeneranti. Di fatti, come tendiamo a somatizzare le emozioni negative, che ci attanagliano durante lo svolgimento delle nostre attività quotidiane (la tensione per un particolare esame, la paura di esporre i propri sentimenti ad una persona che ci piace, la preoccupazione di piacere ai propri superiori, etc.), così pure attraverso un movimento fisico “potente”, possiamo liberarcene e ritrovare finalmente una perduta serenità interiore.

Musicoterapia: l’importanza del gruppo
Una volta acquisite le basi, la musicoterapia si può praticare in ogni momento della propria giornata, anche in ambito domestico. Tuttavia, soprattutto ad un livello iniziale, è opportuno farsi accompagnare da un preparato tutor, che ci insegni a far emergere anche le emozioni, che da soli tenderemmo a lasciare latenti nel nostro cuore e che rimarrebbero lì nascoste, continuando a gravare il nostro spirito. Praticare la musicoterapia in gruppo comporta inoltre una serie di vantaggi, aiutandoci a rimuovere eventuali inibizioni e ad assaporare con gioia completa le vivide emozioni, racchiuse in ogni nota musicale.

Come diventare musicoterapeuta
Ancora oggi in Italia la professione del musicoterapeuta non gode di riconoscimento istituzionale e viene talvolta confusa con quella del musicoterapista, un diplomato con una specifica formazione nell’ambito della musicoterapia. Il musicoterapeuta possiede invece un grado di qualificazione superiore, essendo un laureato (in psicologia, scienze della formazione, medicina) con in più un diploma di conservatorio con specializzazione in musicoterapia: diversi organismi stanno portando avanti un’importante campagna di sensibilizzazione, volta ad ottenere il meritato riconoscimento della professione, fondamentale per garantire a tanti ammalati, bambini o persone che comunque desiderano avvantaggiarsi dei benefici derivati da questa terapia, la possibilità di essere assistiti da professionisti qualificati, capaci di assicurare loro i migliori risultati.

Per quanti desiderano intraprendere la professione di musicoterapeuta, in attesa della sua istituzionalizzazione, sarà comunque importante prevedere la frequenza di scuole ufficialmente riconosciute, come la FIAM, la FIM e la Fedim, che gli permetteranno di operare (oggi) in collaborazione con le principali organizzazioni di volontariato dedite alla musicoterapia e (in un prossimo futuro) di avvantaggiarsi di un titolo riconosciuto, adatto anche alla pratica di libero professionista.