Tecniche di Rilassamento

Le diverse tecniche di rilassamento stanno riscuotendo un notevole successo grazie alla loro documentata efficacia nel migliorare sensibilmente la qualità della vita di coloro che le praticano.
Il risultato finale è sempre il raggiungimento di un benessere psicofisico ma le modalità con le quali lo si raggiunge varia da tecnica a tecnica e, a seconda dei casi e delle esigenze personali, va individuata quella più idonea.

Una panoramica fra le varie tecniche di rilassamento non può non tenere conto della massoterapia che, oltre a vantare risultati in campo riabilitativo e preventivo, porta con sé un rilassamento generale e l’abbandono di stress e tensioni muscolari. Si tratta, in pratica, di massaggi che vengono esercitati su diverse parti del corpo attraverso una concatenazione di manovre sulla cute e sui muscoli che vanno dallo sfioramento per poi aumentare fino a raggiungere, in crescendo, gli stadi di sfregamento, frizione, impastamento, percussione e vibrazione. La manipolazione di cute e muscoli ne aumenta l’elasticità, migliora la circolazione, allevia il senso di fatica e scioglie le contratture a livello muscolare.

Una tecnica di rilassamento di tutt’altro genere e fondata su sensazioni sensoriali completamente differenti è quella che fa capo alla musicoterapia. Un musicoterapeuta esperto utilizza sia la musica sia i vari elementi che la compongono, come per esempio, il ritmo, l’armonia, la melodia e lo stesso suono, per condurre un gruppo o un singolo utente lungo un percorso che ha come scopo principale un miglioramento e un incremento delle capacità relazionali della comunicazione, dell’espressione della motricità e dell’apprendimento. Tutte le potenziali funzioni nascoste in ogni individuo vengono sollecitate dalla musicoterapia e vanno a produrre un soddisfacimento non solo delle necessità fisiche ma anche e soprattutto di quelle emozionali. Chi si sottopone a musicoterapia partecipa attivamente alle sedute, anche attraverso uno scambio reciproco di proposte con il musicoterapeuta e stabilendo un rapporto attraverso il suono. Il paziente, grazie alla musica, riesce a percepire, esprimere e comunicare ad altri le proprie emozioni e i propri stati d’animo utilizzando un linguaggio non verbale e arrivando a uno stato di maggiore distensione. Dal punto di vista strettamente terapeutico, la musicoterapia, proprio a seguito delle caratteristiche appena accennate, si presta molto bene ad essere utilizzati con pazienti autistici che, attraverso la musica, riescono a instaurare una comunicazione con il mondo esterno e ad aprire la strada verso una possibilità di relazione.

Nasce invece negli Stati Uniti, a metà degli anni Settanta, la tecnica di rebirthing, ormai ampiamente collaudata anche nel nostro Paese. Molto simile alla meditazione, che rimane fra le più classiche tecniche di rilassamento, il rebirthing punta a una crescita individuale del paziente attraverso l’uso del respiro. Proprio l’utilizzo che si fa del respiro rende questa tecnica diverse da altre fondate sul medesimo concetto. Il rebirthing, infatti, si basa su una respirazione che non prevede pause o trattenimento del respiro. In altre parole, si tratta di una respirazione connessa che, andando a eliminare le sospensioni, apporta all’organismo non solo un’elevata quantità di ossigeno ma anche una forte carica di energia vitale.

Sono invece in pochi a non aver mai sentito parlare del training autogeno, tecnica di rilassamento che, da diversi anni, viene utilizzata con successo anche durante i corsi di preparazione al parto. Il training autogeno riesce a procurare un aumento di controllo su ansia e stress, apporta una generale diminuzione della tensione emotiva accompagnata da un recupero e un incremento di energia. Tutto questo viene ottenuto mettendo il paziente in grado di vedere da un diverso punto di vista i propri vissuti negativi e, quindi, di riuscire a ridimesionarli. E’ perfetto per trattare ansia, emicrania, insonnia, asma, malattie psicosomatiche, attacchi di panico e ipertensione. Il ruolo del training autogeno è rilevante anche nel mondo dello sport in quanto, proprio grazie alla carica di recupero energetico che apporta, migliora notevolmente le prestazioni atletiche. Nel caso del training autogeno il rilassamento non è la finalità della tecnica, ma una sua conseguenza dovuta al miglioramento dell’equilibrio psicofisico. Gli esercizi di training autogeno, che possono essere di gruppo o individuali, vengono eseguiti da sdraiati o da seduti in poltrona, Come in quasi tutte le tecniche di rilassamento, anche in questo caso la respirazione assume un ruolo fondamentale. Con l’esercizio il respiro inizia ad essere più automatico e meno soggetto a controllo fino a quando non arriverà a rispondere perfettamente alla filosofia del training autogeno, secondo la quale ogni fenomeno corporeo deve avvenire spontaneamente e non deve mai essere forzato. Gli esercizi più classici per raggiungere uno stato di relax sono quelli basilari ,che portano a un rilassamento muscolare e a una vasodilatazione periferica, e quelli complementari che si basano su esercizi che coinvolgono la respirazione, il battito cardiaco e il plesso solare.

Un’altra tecnica di rilassamento forse ancora più nota del training autogeno è lo yoga, disciplina di derivazione orientale da tempo praticata anche in Italia. Non esiste un solo tipo di yoga che, al contrario, è suddiviso in diverse scuole di pensiero che, comunque, mirano sempre al raggiungimento di un buon equilibrio psico fisico. Lo yoga viene sempre praticato attraverso una serie di posture proposte in ordine di difficoltà crescente. Tali esercizi vengono memorizzati nel tempo e, di conseguenza, permettono a chi pratica questa disciplina, di arrivare a praticarla in modo solitario, quasi si trattasse di una sorta di meditazione . L’abitudine a praticare lo yoga porta con sé notevoli benefici al sistema respiratorio e circolatorio e a quello muscolo scheletrico. Migliora la postura, regolarizza la situazione intestinale, è fonte di stabilità e motiva e di tranquillità, aumenta la consapevolezza di sé e il libero fluire dei pensieri giova anche all’apparato psichico.