Watsu

Nel 1980, dopo avere intrapreso un lungo viaggio in Giappone, Harold Dull tornò in California, con l’intenzione di diffondere l’arte dello Zen Shiatsu imparata nel paese del Sol Levante. Ma la California di Dull presentava dei luoghi naturali molto speciali, le cosiddette “Eatawyomi”, ovvero le acque considerate sacre e madri dai nativi americani. Si trattava delle fonti di acqua calda adiacenti al lago Mivok, nella località Harbin Hot Springs. Forte degli insegnamenti ricevuti in Giappone, Harold Dull volle coniugare la forza dello shiatsu con il beneficio dell’acqua calda a sua disposizione e quindi accoppiò le due anime dando vita ad una disciplina tutt’oggi praticata in tutto il mondo. Stiamo parlando dello Watsu, o Water Shiatsu, la pratica dello shiatzu svolta in acqua calda. Come sappiamo, l’acqua offre sostegno e avvolge che si immerge in un universo fatto di sicurezza e di benessere. Il watsu sfrutta le potenzialità offerte dal galleggiamento per dare vita ad un rapporto simbiotico tra operatore e paziente. Il watsu arrivò in Italia solamente alcuni anni più tardi, nel 1988, quando Dull incontrò il medico Roberto Fraioli in un convegno sulla maternità a Montecarlo. Fraioli fu uno dei primi sostenitori del parto in acqua e della cosiddetta “umanizzazione della nascita”. Fraioli invitò quindi Harold Dull a tenere delle conferenze in Italia, dedicate soprattutto ad operatori del parto quali ostetriche, medici, infermieri. Il watsu trovò quindi la sua prima applicazione in Italia come specializzazione della tecnica del parto. Solo nel 2000 un gruppo di persone educate al watsu diede vita al Watsu Italia, un centro formativo e di scambio in continua evoluzione, riconosciuto come ufficiale dalla casa madre statunitense.

Il watsu: arte, poesia e scoperta del sé
Il watsu oltrepassa i confini del rapporto tra operatore e paziente, diventando parte di un rapporto profondo di scoperta del corpo e delle proprie potenzialità. Non a caso, la terminologia parla di ‘dare’ il watsu e di ‘ricevere’ il watsu perché, nella realtà’, questa pratica da vita ad un rapporto profondo e ricco di sfumature personali. Il dare e il ricevere hanno luogo nel caldo abbraccio dell’acqua, elemento che accoglie operatore e paziente e conduce entrambi in uno stato di profondo benessere. Watsu è meditazione, in quanto l’abbraccio dell’acqua porta il paziente e l’operatore ad immergersi in una dimensione parallela, dove la mente è libera di dimenticare i pensieri e di ritrovare uno stato di comunione con gli elementi naturali. Watsu è ricerca del benessere fisico, ma la sua pratica è lontana anni luce da una mera manipolazione fisica a scopi terapeutici. L’operatore, formato in modo lungo e profondo, accoglie il paziente tra le sue braccia e lo inizia a movimenti che sembrano derivare da una coreografia di danza. Mentre l’operatore si immerge fino alle spalle nell’acqua, il paziente galleggia tenendo le orecchie sotto acqua, ma senza abbassare il capo, evitando quindi apnee o immersioni di sorta. Il watsu prevede movimenti dolci, abbinati ad oscillazioni e manipolazioni che chi ‘da’ il watsu opera nei confronti di chi lo ‘riceve’. Il tutto avviene nel rispetto massimo del corpo ed è votato ad instaurare una sensazione di benessere assoluto nel paziente. Gli scopi curativi sono quindi dedicati alla scoperta del sé, all’armonizzazione tra corpo e mente e al raggiungimento di uno stato emozionale sereno e rilassato. Tutto questo è il watsu, una pratica moderna ma che attinge le sue movenze e il suo ambiente dall’ancestralità della natura.

Il watsu: a chi è dedicato
Nei primi anni della sua diffusione in Italia, il watsu ha ricoperto una funzione puramente legata al parto in acqua. Dopo più di trent’anni dalla sua diffusione, il watsu viene praticato e dedicato alle gestanti, nell’ottica di un percorso di ricerca del benessere. Per rendere ancor più profonda l’esperienza, il watsu viene praticato dal partner assieme all’operatore. In questo modo il rapporto familiare acquista un tratto simbiotico e si rafforzano i legami tra i genitori e il nascituro. Il watsu viene praticato a fior d’acqua. Per questo motivo la disciplina è consigliata a tutte le persone che si approcciano all’acqua per la prima volta e a tutti i soggetti che hanno subito traumi legati all’elemento acquatico. Grazie alla dolcezza e alla metodologia intelligente, le persone possono riacquistare fiducia e iniziare un percorso di vittoria sulle paure legate all’acqua e alla sua profondità. Ma il watsu è, prima di ogni cosa, una disciplina che mira a donare serenità ai soggetti che lo ‘ricevono’. Per questa ragione, la disciplina è consigliata alle persone che presentano stati emozionali disturbati, che hanno bisogno di recuperare uno stato mentale sereno e che necessitano di disintossicarsi dalle situazioni stressanti. Il watsu è dedicato agli adulti, ma spesso viene praticatoi sui bambini, in accompagnamento a percorsi legati all’acquaticità.

Il watsu: come diventare operatori
Il watsu è una disciplina a marchio registrato. La sua pratica viene imparata dopo intensi corsi, svolti da personale autorizzato dall’Associazione Watsu Italia. La penisola è costellata di centri dove è possibile formarsi per diventare operatori professionali e, in un secondo momento, insegnanti. Le piscine che accolgono la pratica del watsu devono possedere particolari requisiti, primo su tutti la temperatura dell’acqua a 35°, ovvero simile alla temperatura del corpo umano. Ai corsi svolti nelle sedi, si associano tanti eventi, di respiro nazionale ed internazionale, dove li operatori possono raffinare la loro tecnica e confrontarsi con metodologie sviluppate in tutti i paesi del mondo.